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Neuromarketing

neuromarketing

Una parola che sta destando notevole interesse sia in ambito accademico che aziendale.

Una nuova urgenza, quella di conoscere i meccanismi che regolano il cervello umano per veicolare messaggi incisivi, sempre più su misura: anche il marketing si evolve e lo fa abbracciando tecniche e metodologie delle neuroscienze.

Sai cos’è il neuromarketing?
Ti incuriosisce?
Vuoi approfondimenti?

Troverai le risposte a queste domande nell’articolo che ho scritto questo mese per il blog di economia comportametale  della sezione di Economia Comportamentale e Neuroeconomia del dipartimento di Neuroscienze, Imaging e Scienze Cliniche dell’Università degli Studi “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara.

Ti propongo un breve viaggio tra le origini, la ragion d’essere e le tecnologie volte a misurare le attività fisiologiche di cui il neuromarketing si avvale e ovviamente non mancheranno le riflessioni critiche a riguardo.

Se sei interessato/a, non mi resta che augurarti una buona lettura 😃

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Avere una scelta di acquisto sempre più ampia è davvero un vantaggio?

Non si può negare che la scelta migliori la qualità delle nostre vite. Ci consente di controllare i nostri destini e avvicinarci a ottenere esattamente ciò che vogliamo in qualsiasi situazione. La scelta è ciò che ci consente di dire al mondo chi siamo e cosa ci interessa, ogni scelta che facciamo è una testimonianza della nostra autonomia.

La modernità ha fornito un’esplosione di scelta in due diversi aspetti: da una parte nelle aree della vita in cui le persone hanno sempre avuto già possibilità di scelta, il numero di opzioni disponibili per loro è aumentato drammaticamente, dall’altra, nelle aree della vita in cui c’erano poche o addirittura nessuna scelta, ora sono apparse opzioni copiose. Continua a leggere Avere una scelta di acquisto sempre più ampia è davvero un vantaggio?

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Il premio Nobel conferma la spinta gentile verso un’ economia comportamentale

Il premio Nobel, onorificenza dal valore mondiale attribuita ogni anno a persone che si sono distinte nei diversi campi del sapere, apportando «i maggiori benefici all’umanità» per i propri studi, scoperte e invenzioni, conferma anche per quest’anno la spinta gentile verso un’ economia comportamentale, ovvero la disciplina  nota per esplorare come i bias psicologici inducano la gente ad agire in modi lontani dal puro interesse razionale.

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Il bias che ostacola la creatività: perché le persone desiderano ma faticano ad accettare idee creative?

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Spesso le persone in generale e soprattutto membri di organizzazioni e accademici respingono idee creative nonostante siano essi stessi a promuoverne e a sottolinearne l’importanza.

Perché ciò avviene?

Una possibile risposta ci viene data da uno studio della Cornell University del 2011 che ha analizzato uno dei maggiori fattori scatenanti del cosidetto “bias della creatività”: l’incertezza.

L’incertezza è una condizione poco piacevole relativa a una conoscenza limitata.  Essa rappresenta l’habitat naturale, l’ingrediente fondamentale della vita umana, “sebbene la speranza di sfuggire a essa per raggiungere uno stato di felicità sia anche il motore stesso delle attività umane” (Bauman, Z. 2008).
La creatività sfida il nostro modo di pensare abituale, ci spinge al di là della nostra comfort zone ed è per questo che la maggior parte delle persone, anche se in maniera poco esplicita, tende ad evitarla o a ridurla il più possibile.
Tutto ciò non deve sorprenderci.

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Il Nudge, una spinta gentile che aiuta a vivere meglio

Oggi vi propongo un articolo pubblicato sul blog del dottorato in Business and Behavioural Sciences e scritto dalla mia collega Serena Iacobucci, su uno dei temi più attuali e affascinanti della behavioral economics, ovvero il nudging.

Che cos’è il nudging?

Partendo da un’analisi etimologica, “to nudge”, in inglese, è un verbo che sta a indicare il dare una piccola, leggera e gentile spinta. La celeberrima immagine, e probabilmente la più dolce e rappresentativa che ci aiuta a riassumere questo concetto, è quella dell’animale adulto che dà una piccola spinta al suo cucciolo per aiutarlo a superare un ostacolo o a buttarsi in un’esperienza che lo spaventa.

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Blind test: lo Stradivari battuto dal violino moderno

violino

I gusti sono gusti o comunicazione?

Sono passati quarant’anni dal celebre PepsiExperiment che dimostrò come, in seguito ad un blind tasting, più della metà degli intervistati preferissero la Pepsi alla Coca Cola, sebbene le quote di mercato non rispecchiassero questa preferenza.

Nel 2004 ReadMontague, neuroscienziato statunitense, replicò l’esperimento con l’ausilio di tecniche di imaging, nello specifico risonanza magnetica funzionale, dimostrando la differenza di attivazione delle aree cerebrali tra gli intervistati a cui veniva rivelato la marca della bevanda (che affermavano di preferire la Coca Cola) e quelli che invece eseguivano l’assaggio senza avere informazioni (che invece preferivano la Pepsi). Questo pionieristico esperimento di neuromarketing dimostrò come il gusto non è gusto, bensì comunicazione, narrazione, #sensazioni e sentimenti.

Ma cosa avviene se confrontiamo il suono di tre violini moderni contro tre Stradivari, di fronte a una platea bendata?

Leggi l’articolo sul Corriere della Sera o scarica il Paper originale sul sito del PNAS.

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User experience e usabilità

usabilità-sito-web

La causa del rapporto a volte difficoltoso tra l’uomo e gli oggetti non è da imputarsi ad una incapacità dell’utilizzatore, ma ad una progettazione poco coerente con il funzionamento della mente umana.

Un aiuto per risolvere questo problema è stato offerto negli ultimi decenni da una nuova dimensione della progettazione che mette al centro le caratteristiche e i bisogni degli utenti, focalizzandosi sul loro contesto d’uso: lo User Experience design. Continua a leggere User experience e usabilità

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L’anno del trionfo sui pensieri negativi

la mente negativa

Vi propongo la mia traduzione di un articolo molto interessante scritto da Lesley Aldermanjan il 3 gennaio 2017 per il New York Times, che offre, attraverso le sue riflessioni, spunti interessanti per affrontare meglio il nuovo anno o quanto meno per provarci.

Potete trovare la versione originale in inglese al seguente link
https://goo.gl/b0XR0G

Ecco la sfida del nuovo anno per la nostra mente: far si che quest’anno tutti quei pensieri negativi vorticosi che turbinano nel nostro cervello si acquietino. Continua a leggere L’anno del trionfo sui pensieri negativi

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Le fiere, un’opportunità anche in tempi di crisi

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Le fiere costituiscono il più antico strumento promozionale.
La prima esibizione fieristica ufficiale risale infatti al Medioevo, quando nel 1240 le città di Francoforte e Lipsia ottennero una licenza imperiale per celebrare annualmente un incontro commerciale.
Da 750 anni rappresentano un mezzo importantissimo per la promozione commerciale e il reperimento di rilevanti informazioni e contatti utili al raggiungimento degli obiettivi aziendali.

Negli ultimi anni tuttavia, il successo e la popolarità delle fiere nei circuiti aziendali sta perdendo terreno a causa dell’avvento delle nuove forme di comunicazione e dei nuovi strumenti di ricerca offerti dal web.

La causa dell’insuccesso di una fiera molto spesso non è però da imputare all’evento in sé, ma ad una cattiva organizzazione e gestione in loco, da una partecipazione troppo passiva o, nei peggiori dei casi da un totale disallineamento tra l’offerta fieristica e le strategie aziendali, che, detto in parole povere, si traduce con una scelta poco accurata della giusta fiera a cui partecipare.
Dopotutto non sono così lontani gli anni in cui molti (troppi) imprenditori, prendendo ad esempio le piccole imprese italiane, decidevano di partecipare ad una fiera non tanto per un sincero interesse commerciale quanto personale (visitare alcuni luoghi piuttosto che altri).  Continua a leggere Le fiere, un’opportunità anche in tempi di crisi

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Internazionalizzazione: quali strategie di entrata in nuovi mercati?

 

strategie-di-internazionalizzazione

La scelta della strategia di entrata in un nuovo mercato internazionale richiede molta attenzione e impegno da parte del management.
La prospettiva di tale scelta dovrebbe in primis essere di lungo termine, infatti, anche le strategie meno complesse necessitano un’analisi delle esigenze e delle aspettative del mercato.

Ma quali sono le strategie principale di cui le imprese possono servirsi per entrare nei mercati internazionali?

Con questo articolo faremo un excursus non troppo esaustivo delle principali strategie che permettono all’impresa di internazionalizzarsi. Continua a leggere Internazionalizzazione: quali strategie di entrata in nuovi mercati?