Pubblicato il

Quando le nuove generazioni incontrano le nuove tecnologie

social presence

Cosa succede quando i Millennials, la generazione che nei prossimi anni è destinata a rappresentare la principale “workforce” nel mercato del lavoro e la maggior fetta di clienti da parte delle imprese incontra i chatbot per effettuare quello che viene denominato “conversational commerce“?

È questo il tema del mio studio pubblicato qualche giorno fa sull’ International Journal of Retail & Distribution Management. La ricerca scientifica, intitolata “Millennials’ attitude toward chatbots: an experimental study in a social relationship perspective” mira ad indagare se l’impiego di uno stile conversazionale più “social-oriented” e se la presenza di un avatar migliorano l’atteggiamento nei confronti di questa tecnologia.

Nello specifico lo studio analizza, grazie ad un disegno sperimetantale fattoriale, qual è l’effetto delle due variabili indipendenti, ovvero stile conversazionale (social o task oriented) e avatar (presenteo assente) su un costrutto che viene definito “social presence” (Short, Williams e Christie, 1976), in italiano presenza sociale.

La presenza sociale può essere definita come la consapevolezza dell’interlocutore in un’interazione comunicativa. Se questo concetto risulta banale nella comunicazione tra due essere umani, lo è meno quando ad interfacciarsi con un umano è proprio un’interfaccia virtuale. La teoria della Social Presence nasce proprio per poter classificare i media in funzione del livello di interazione possibile tra emittente e destinatario.

Alcune ricerche in passato hanno sottolineato l’importanza di questo construtto nello sviluppo di siti e piattafome e-commerce. Un aumento nella percezione di presenza sociale comporta un incremento dell’intenzione di utilizzare la piattaforma, la fiducia e persino un incremento dell’intenzione di acquisto (Gefen e Straub, 2004; Hassanein e Head, 2007).
Gli studi sulle variabili che incrementano la percezione di presenza sociale e quali effetti quest’ultima ha rispetto alla fiducia, al divertimento e, in generale, all’atteggiamento nei confronti dei chatbot è tuttavia ancora agli albori.

Alla luce di tutto ciò, lo studio in questione approfondisce questi aspetti, individuando risultati sicuramente interessanti per chi si sta approcciando all’ implementazione o per chi già utilizza questo tipo di tecnologia nella propria strategia di marketing.

Al seguente link è possibile visualizzare l’abstract della ricerca:
https://www.emerald.com/insight/content/doi/10.1108/IJRDM-12-2019-0406/full/html.

Se desiderate leggere lo studio completo potete contattarmi. Sarò felice di condividerne con voi una copia.

Pubblicato il

L’era post Covid-19. Una spinta verso un carico ambientale e un turismo più sostenibili.

sostenibilità

In questo periodo di lockdown mentre i cittadini sono costretti a passare le giornate a casa, la natura sembra risplendere, le acque ormai torbide da anni sono tornate ad essere cristalline, gli animali selvatici si sentono liberi di scorrazzare anche nelle grandi città, persino l’inquinamento globale sembra essersi ridotto. Vedere immagini di città come Roma o Venezia completamente vuote in queste giornate mi ha colpito molto, credo di aver immaginato queste città respirare, prendere una grande boccata di ossigeno e scrollare le spalle lentamente, come a voler godere pienamente di quella sensazione di pace e armonia che si ha a prima di chiudere gli occhi e coricarsi a letto dopo una lunga giornata di lavoro. Nell’immaginare tutto ciò ho ricordato quanto, qualche anno fa, riportavo nella mia tesi di laurea sul turismo sostenibile in Abruzzo. Parlavo di capacità di carico fisico-ecologica, economica e socioculturale, ma mai forse, come in questo momento ho potuto “toccare con mano” il significato di queste parole che tanto facevano eco nella mia testa.

Vedere le grandi città respirare mi ha fatto riflettere su quanto il carico ambientale influenzi il benessere delle nostre città e della nostra quotidianità. Ma lLa capacità di carico dell’ambiente (in inglese “carrying capacity“), generalmente intesa come la capacità di un ambiente e delle sue risorse di sostenere un certo numero di individui, è un elemento fondamentale anche per inquadrare dal punto di vista della sostenibilità i fenomeni turistici.

La capacità di carico turistica viene definita dall’Organizzazione Mondiale del Turismo come “il massimo numero di persone che possono visitare una destinazione turistica, nello stesso periodo, senza causare una distruzione dell’ambiente fisico, economico e socioculturale e un’inaccettabile riduzione della qualità dell’esperienza del visitatore” (Mexa, Coccossis, 2004, p. 38). Proprio leggendo questa definizione, sembra inevitabile chiedersi, “il turismo di massa che stanno vivendo tante località nel mondo e in Italia come può conciliarsi con i processi ecologici, la diversità biologica, il benessere delle persone, in poche parole con un carico ambientale sostenibile?”

E allora questo momento storico e l’inevitabile necessità di evitare fenomeni “di massa” che tale momento porta con sè sono lo stimolo che non possiamo lasciare nell’indifferenza. Dobbiamo ripensare il nostro modo di viaggiare ma soprattutto incentivare nuove modalità di viaggiare e di fare esperienze.

E allora immagino un “turismo diffuso” in cui i turisti o meglio i viaggiatori visitano i tanti piccoli paesi del nostro territorio, borghi ormai abbandonati, dove adesso a farla da padrona sono i cartelli affissi con scritto vendesi sulle finestre e sui balconi. Immagino un turismo che delocalizzi l’offerta turistica dai maggiori centri urbani alle periferie più lontane, attraverso nuove proposte culturali, artistiche, ambientali, di intrattenimento, ma anche attraverso nuove forme di mobilità. Immagino sempre più tour operator sottoscrivere la Carta per il Turismo Sostenibile, ovvero impegnarsi a ridurre e controllare meglio l’impatto ambientale e socio culturale che i viaggi proposti creano sulle destinazioni finali. Un turismo più lento, il cui punto di forza sia la qualità e non la quantità, che promuovi lo sviluppo delle eccellenze territoriali e che valorizzi l’unità identitaria del made in Italy. Immagino un turismo che dia impulso ai green jobs, che dia la possibilità ad antichi borghi di ripopolarsi, che aiuti a ridurre il sovrappopolamento di quelle città diventate difficilmente vivibili per gli alti costi degli affitti, per le difficoltà degli spostamenti in quella che sembra una giungla post-moderna.

Abbiamo tutto quello che serve per poter rivoluzionare la nostra offerta turistica, la nostra accoglienza e la nostra quotidianità. Penso allo smart working, ai processi di responsabilizzazione, alla possibilità di poter lavorare lontani dal caos, dalle grandi città che pur nella loro magnificienza a volte ci sono così strette. Penso a tutte quelle piccole rivoluzioni sfidanti ma necessarie che ci permetterebbero di equilibrare il carico ambientale dei nostri territori e anche il nostro carico emotivo ormai messo sempre più a dura prova.

Pubblicato il

Nuovo articolo sul blog economiacomportamentale.it: ‘Percezione e comunicazione del rischio, IL CASO COVID 19’

In che modo l’incertezza influenza la nostra preoccupazione legata al Coronavirus? Come avviare una comunicazione efficace che renda i cittadini consapevoli del rischio e al tempo stesso capaci di applicare il giusto comportamento precauzionale?

Ne parlo in questo articolo per il blog economiacomportamentale.it.

Buona lettura.

Pubblicato il

Nuovo articolo sul blog economiacomportamentale.it: ‘La fallacia del Concorde’

concorde

Se siete alla ricerca di una lettura piacevole e interessante da “sfogliare” sotto l’ombrellone ho una proposta per voi, l’articolo che ho scritto per il blog di economiacomportamentale.it intitolato ‘La fallacia del Concorde’.

Di cosa tratta l’articolo?

Un excursus di esempi quotidiani e storici che vi faranno conoscere e riflettere su un bias di cui in fondo tutti noi abbiamo fatto e facciamo esperienza: il ‘SunkCostEffect’, in italiano ‘fallacia dei costi irrecuperabili’ o anche ‘fallacia del Concorde’.

Se desideri leggere l’articolo, clicca sul link in basso.

Link 👉 La fallacia de Concorde

Buona lettura! 🤓



Pubblicato il

Il microcopy

microcopy

Microcopy” è un termine piuttosto recente, coniato da Joshua Porter nel 2009, che si riferisce alle lettere, alle parole, alle frasi presenti in un prodotto, in un software o su un sito web che aiutano, guidano e forniscono feedback agli utenti. Si tratta di una componente importante per una efficace user experience, scopriremo nelle prossime righe il perché. Continua a leggere Il microcopy

Pubblicato il

Arte e neuroscienze secondo Eric Kandel

arte e neuroscienze

In questo articolo vi propongo un conciso confronto fra arte e neuroscienze dal punto di vista di Eric R. Kandel, neurologo, psichiatra statunitense, tra i maggiori neuroscienziati del ventesimo secolo. Prenderemo come riferimento il suo libro, pubblicato nel 2017, “Arte e neuroscienze: le due culture a confronto“, nel quale esplora vividamente la relazione tra la creatività dell’arte e il funzionamento del nostro sistema nervoso.

Sicuramente un’ idea carina come regalo di Natale per appassionati di arte e neuroscienze o semplicemente curiosi. Continua a leggere Arte e neuroscienze secondo Eric Kandel

Pubblicato il

Workshop di economia comportamentale e neuroscienze per le aziende

workshop di economia comportamentale e neuroeconomia

Vi presento il primo Open Workshop di Economia comportamentale e Neuroscienze per le aziende organizzato dal Laboratorio di Economia comportamentale e Neuroeconomia del Dipartimento di Neuroscienze, Imaging e Scienze Cliniche dell’Università degli Studi “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara. in collaborazione con lo spinoff universitario UMANA-ANALYTICS.

L’incontro è aperto a tutti gli interessati e offre l’ opportunità  di trascorrere un pomeriggio assistendo ad una tavola rotonda dove professori, ricercatori universitari ed esperti aziendali si confronteranno sul tema “Le persone e il comportamento umano al centro dei processi di innovazione aziendale e di creazione di valore”.

Clicca qui per leggere i dettagli sull’evento.

Vi aspettiamo!

Pubblicato il

La persuasione occulta. Esiste davvero?

Brett-Ryder

Il tema dell’influenza subliminale, cioè quella presentata in modo tale da non raggiungere la soglia di consapevolezza dell’individuo, ha avuto indubbiamente un forte impatto sull’immaginario popolare.
Ma com’è nata la persuasione subliminale? Come si è sviluppata e quanto si è dimostra davvero efficace?

Scopritelo leggendo l’ articolo che ho scritto per il blog di  economiacomportamentale.it

Avrete modo di capire cosa c’è di reale, cosa è stato smentito da studi più recenti e cosa c’è ancora da scoprire.

Pubblicato il

Organizational behavior

Oggi propongo a coloro che sono interessati ai temi delle neuroscienze cognitive e alle organizzazioni un articolo che ho appena scritto per il blog di economicomportamentale.it.

Approfondiremo un recente campo di indagine accademico, dai risvolti manageriali estremamente interessanti: le neuroscienze cognitive applicate alle organizzazioni.

Posta la necessaria prudenza nel non sottovalutare i limiti derivanti dall’applicazione delle neuroscienze ad altre discipline, resta difatti indubbia la grande opportunità, in termini di ricerca nell’ organizational behavior che questa nuova scienza, abile nel considerare sapientemente le intersezioni interdisciplinari esistenti tra società, organizzazioni e cervello può offrire!

Clicca QUI per leggere l’articolo.

Buona lettura 😀