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PMI, perchè internazionalizzarsi?Tempo di lettura stimato: 3 min

Lo scenario economico attuale, in cui la globalizzazione ha consentito drastiche riduzioni degli ostacoli al commercio, di costi di trasporto, comunicazione e informazione, ha aperto enormi opportunità per le imprese che intendono inserirsi in nuovi mercati.

Tuttavia molte piccole imprese (PMI) incontrano ancora delle difficoltà nell’ampliamento delle loro attività oltre i confini nazionali; esse dipendono tuttora in gran parte dal loro mercato interno. Gli studi hanno già dimostrato il rapporto diretto tra l’internazionalizzazione e l’aumento della redditività delle PMI: l’internazionalizzazione proattiva rafforza la crescita, aumenta la competitività e sostiene la capacità delle imprese di sopravvivere nel lungo periodo.

Per capire i processi e le motivazioni che portano le piccole imprese ad intraprendere un’attività nei mercati esteri è necessario analizzare la correlazione esistente fra l’internazionalizzazione delle imprese e l’internazionalizzazione dei mercati. La decisione di operare all’estero può scaturire da una motivazione attiva, relativa a un naturale processo di crescita dell’impresa o può derivare anche da un processo di apertura dell’ambiente-mercato, con l’ingresso di nuovi concorrenti internazionali, che innalzano il livello della concorrenza, obbligandola a reagire allo stato di sofferenza che ne deriva e a cercare nuovi sbocchi.

internationalizzazione

Nel momento storico che stiamo vivendo, dove la crisi economica ha messo in ginocchio molte piccole e medie imprese, l’internazionalizzazione rappresenta realmente un volano per uscirne. Tuttavia, malgrado le importanti opportunità che si aprono, operare all’estero costituisce ancora un passo non facile per la maggioranza delle imprese minori, in quanto spesso non dispongono delle risorse necessarie o dei contatti che potrebbero fornire informazioni circa l’esistenza di adeguate opportunità di affari, di potenziali ingressi su mercati esteri che garantirebbero loro il successo.

Queste inoltre devono affrontare questioni complesse, quali la conformità alle normative vigenti all’estero, normative doganali, regolamenti e norme tecniche di altri Paesi, oppure la gestione del trasferimento di tecnologia e la tutela dei diritti di proprietà industriale o intellettuale. Di fronte a tali ostacoli le PMI sono in genere meno attrezzate delle imprese più grandi in merito a competenze interne e disponibilità di risorse finanziarie ed umane. Secondo l’OCSE, i principali ostacoli segnalati dalle PMI sono da ricondursi ad un capitale d’esercizio spesso non sufficiente per finanziare le esportazioni, alla difficoltà nell’individuare opportunità commerciali all’estero, alle differenze culturali, all’incapacità di contattare potenziali clienti all’estero e alla carenza di personale adeguatamente formato.

Considerando che oggigiorno un terzo della popolazione mondiale usufruisce di Internet, le opportunità di vendita online sono infinite.  Ciò ha portato molte aziende ad aprirsi a mercati sempre più lontani. Pian piano la strategia di sviluppo del mercato ha quasi inglobato la strategia di esportazione e le vendite online hanno aperto nuovi orizzonti alle imprese.  Il commercio elettronico non può essere considerato come un optional, ma come una realtà da valutare attentamente, così da inserirsi strategicamente nel cybermercato. L’e-business risulta essere dunque una valida e fondamentale opportunità per le PMI che intendono operare fuori dai confini nazionali, a costi ridotti e, il web marketing in questo ambito costituisce uno strumento prezioso di comunicazione e scambio di informazioni in maniera bidirezionale.

Cari imprenditori, adesso non avete più scuse per rimanere chiusi nelle “mura” del mercato domestico  ✈ ✈ ✈