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Lo sviluppo sostenibileTempo di lettura stimato: 5 min

sviluppo sostenibile

L’esigenza di conciliare crescita economica ed equa distribuzione delle risorse in un nuovo modello di sviluppo ha cominciato a diffondersi dagli anni ’70, in seguito all’avvenuta presa di coscienza del fatto che il concetto di sviluppo classico, legato esclusivamente alla crescita economica, avrebbe causato entro breve il collasso dei sistemi naturali.

La crescita economica di per sé non basta, lo sviluppo è reale solo se migliora la qualità della vita in modo duraturo.

Facciamo un passo indietro e torniamo con la memoria al 1987, anno in cui l’ idea di “sviluppo sostenibile” viene per la prima volta messa in luce dalla commissione mondiale per l’ ambiente e lo sviluppo. Tra gli argomenti dibattuti all’epoca venne presentato  un documento intitolato “Our Common Future” (noto come Rapporto Brutland) nel quale si discuteva circa “uno sviluppo che fosse in grado di soddisfare i bisogni delle generazioni attuali senza compromettere la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri” (“to ensure that it meets the needs of present without compromising the ability of future generations to meet their own needs”).

Gli altri momenti storici considerati fondamentali per la ricostruzione cronologica dello sviluppo sostenibile sono stati segnati dalla II Conferenza mondiale su “ambiente e sviluppo” istituita dalle Nazioni Unite nel 1992, al termine della quale fu approvata la Dichiarazione di Rio (sottoscritta da 183 Stati) e dalla III Conferenza mondiale su “ambiente e sviluppo” avuta luogo a Johannesburg nel 2002.

Questo cammino teorico-politico è stato affiancato dal tentativo di insinuare nelle menti un cambiamento metodologico  e concettuale nello studio dei sistemi economici e sociali, un cambio di rotta capitanata da una dimensione sistemica dell’ambiente che influenzasse l’economia e le sue leggi e la società.
Il ciclo della sostenibilità si chiude infatti solo se vengono rispettate le quattro leggi di conservazione elaborate dall’economista e ambientalista Herman:

  1. Il principio della capacità di carico: l’ambiente ha una sua capacità di carico, definita in letteratura “carrying capacity”. L’origine di tale idea scaturisce dal fatto che la terra, in quanto oggetto finito e con una vita che nella sua mirabile estensione è pur limitata, ha un “capitale naturale finito” ed è in grado perciò, di sostenere  una capacità circoscritta di carico socio-demografico ed economico. Il peso complessivo dunque deve essere riportato al livello in cui non supera la capacità di carico della natura;
  2. Il principio o legge di rendimento sostenibile: il prelievo di risorse rinnovabili non dovrebbe superare la loro velocità di riproduzione, ovvero tali risorse devono essere consumate ad una velocità tale da permettere alla natura di ripristinarle;
  3. Il principio della capacità di assorbimento: lo scarico di emissioni nell’ambiente non dovrebbe superare la capacità di assorbimento dei ricettori. L’uso quasi sostenibile di risorse non rinnovabili richiede che ogni inserimento nello sfruttamento di una risorsa non rinnovabile sia bilanciato da un investimento compensativo in un sostituto rinnovabile;
  4. Il principio di sostituzione: il prelievo di risorse non rinnovabili dovrebbe essere compensato dalla produzione di una pari quantità di risorse rinnovabili che a lungo termine siano in grado di sostituirle. La produzione di beni non deve produrre scarti, rifiuti e inquinanti che non possano essere assorbiti dal sistema in tempi ragionevolmente brevi, non si devono dunque verificare effetti di accumulo.

La capacità di carico in particolare è un elemento fondamentale per inquadrare dal punto di vista della sostenibilità il fenomeno turistico.

Per ogni destinazione turistica si può definire:

  • una capacità di carico fisica o ecologica, come il numero di visitatori oltre il quale le risorse ambientali o culturali della destinazione risultano danneggiate;
  • una capacità di carico economica, che rappresenta il limite oltre il quale si riduce drasticamente la qualità dell’esperienza turistica percepita e si determina una riduzione dei benefici derivanti dal turismo;
  • una capacità di carico sociale, che rappresenta il limite oltre il quale le funzioni non turistiche dell’area risultano danneggiate o ostacolate, con conseguente degrado nella qualità della vita della popolazione ospitante o danno sulle altre attività produttive.

Le tre capacità di carico viste sopra sono rilevanti in quanto vanno ad identificare nelle loro variabili le tre dimensioni di sviluppo sostenibile che sono oggigiorno universalmente riconosciute: la sostenibilità ambientale, quella economica e quella sociale:

  • La sostenibilità ambientale: tutela e gestisce le risorse, specialmente quelle non rinnovabili, prevedendo specifiche azioni volte a minimizzare l’inquinamento di aria, acqua e suolo, e a conservare le diversità biologiche e il patrimonio naturale. Diventa fondamentale in tal senso la capacità di preservare nel tempo le tre funzioni dell’ambiente: la funzione di fornitore di risorse, funzione di ricettore di rifiuti e la funzione di fonte diretta di utilità.

In particolare, all’interno di un sistema territoriale per sostenibilità ambientale si intende la capacità di valorizzare l’ambiente in quanto “elemento distintivo” del territorio, garantendo al contempo la tutela e il rinnovamento delle risorse naturali e del patrimonio.

  • La sostenibilità economica: che genera prosperità ai diversi livelli della società e indirizza in modo equilibrato la rendita economica derivante da tutte le attività produttive. In parole povere, tale sostenibilità può essere definita come la capacità di un sistema economico di generare una crescita duratura degli indicatori economici quali la capacità di generare reddito e lavoro per il sostentamento delle popolazioni.

All’interno di un sistema territoriale per sostenibilità economica si intende la capacità di produrre e mantenere all’interno del territorio il massimo del valore aggiunto combinando efficacemente le risorse, al fine di valorizzare la specificità dei prodotti e dei servizi territoriali.

  • La sostenibilità sociale: garantisce condizioni di benessere umano, rispetta i diritti umani e garantisce pari opportunità (sicurezza, salute, istruzione); assicura un’equa distribuzione dei profitti, in particolare con l’obiettivo di ridurre la povertà; mantiene e rafforza i sistemi di produzione locale, riconoscendo e tutelando le culture ed evitando ogni forma di sfruttamento.

Per sostenibilità sociale si intende la capacità dei soggetti di intervenire insieme, efficacemente, in base ad una stessa concezione del progetto, incoraggiata da una concertazione fra i vari livelli istituzionali.

Ai tre tipi di sostenibilità negli ultimi anni si è aggiunta anche la sostenibilità istituzionale“, che consiste nella capacità di assicurare ai cittadini condizioni di stabilità, democrazia, partecipazione, informazione, formazione, giustizia.

In poche parole,  il concetto di sviluppo sostenibile si traduce in un principio sia etico che politico.
Esso implica che le dinamiche economiche e sociali delle moderne economie siano compatibili con il miglioramento delle condizioni di vita e la capacità delle risorse naturali di riprodursi.
Richiede sì una forte volontà e un impegno costante (a volte trascurato), ma ciò non deve spaventare i cittadini, i governi e le industrie perchè uno sviluppo che non sia sostenibile non è più degno di essere ritenuto tale.