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Il premio Nobel conferma la spinta gentile verso un’ economia comportamentaleTempo di lettura stimato: 2 min

Il premio Nobel, onorificenza dal valore mondiale attribuita ogni anno a persone che si sono distinte nei diversi campi del sapere, apportando «i maggiori benefici all’umanità» per i propri studi, scoperte e invenzioni, conferma anche per quest’anno la spinta gentile verso un’ economia comportamentale, ovvero la disciplina  nota per esplorare come i bias psicologici inducano la gente ad agire in modi lontani dal puro interesse razionale.


Tale onoreficenza è stata infatti per la quinta volta assegnata nell’ambito delle discipline economiche, proprio ad un economista comportamentale, Richard Thaler, professore di scienze comportamentali ed economia presso l’Università Chicago “Booth School of Business”. Altri “behavioral scientists”  che hanno ricevuto il premio Nobel prima di lui sono stati Herbert Simon (1978), Gary Becker (1992), Daniel Kahnemann (2002) e Robert Shiller (2013).

Richard Thaler

Insieme al suo amico e coautore, Cass Sunstein di Harvard Law, Thaler è stato il promotore dello sviluppo e della diffusione della nozione di “nudges” come strumento politico.
Nell’ultimo decennio, i politici di tutto il mondo hanno abbracciato le idee di Thaler e Sunstein, iniziando a creare unità e programmi destinati a guidare i cittadini verso scelte calibrato sulle loro reali necessità. Un esempio spesso riportato è quello inglese della Behavioural Insight Unit, istituita nel 2010 presso il Cabinet Office del governo inglese diretta a suggerire innovativi interventi di policy basati sull’idea del nudge. E proprio dalla BIT ha avuto origine il “Mindspace“, un documento che costituisce il primo vero tentativo di definire un framework metodologico per politiche pubbliche ispirate ai nudge.

Mindspace

Thaler e Sunstein sostengono che il nudging  è una strategia win-win.
A differenza di un sistema tradizionale, questo approccio non costringe le persone a compiere scelte contro la propria volontà, ma, a differenza di uno stile “laissez faire”,  implica che le persone non dovrebbero essere lasciate totalmente libere di compiere le proprie scelte senza il sostegno di una guida esterna. Al contrario, questo approccio struttura le scelte in modo tale che le le persone siano “spinte gentilmente” (da qui la parola “nudge”, derivata dalla piccola spinta imposta da mamma elefante al proprio piccolo per esortarlo a camminare)  a fare delle scelte migliori.

Le parole di Thaler:

se desideri spingere qualcuno a fare qualcosa devi farlo bene.
Se si vuole convincere la gente a mangiare cibi più sani, occorrerà inserire degli alimenti più sani nella caffetteria, renderli facililmente reperibili e farli gustare al meglio. Per questo, in ogni incontro ribadisco

“Make it easy”

Per approfondimenti: