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Arte e neuroscienze secondo Eric KandelTempo di lettura stimato: 6 min

arte e neuroscienze

In questo articolo vi propongo un conciso confronto fra arte e neuroscienze dal punto di vista di Eric R. Kandel, neurologo, psichiatra statunitense, tra i maggiori neuroscienziati del ventesimo secolo. Prenderemo come riferimento il suo libro, pubblicato nel 2017, “Arte e neuroscienze: le due culture a confronto“, nel quale esplora vividamente la relazione tra la creatività dell’arte e il funzionamento del nostro sistema nervoso.

Sicuramente un’ idea carina come regalo di Natale per appassionati di arte e neuroscienze o semplicemente curiosi.

È importante, come primo passo di questo viaggio, comprendere, da un punto di vista prettamente artistico, le differenze tra arte figurativa ed arte astratta.
L’arte astratta utilizza un linguaggio visuale di forme, colori e linee con lo scopo di creare una composizione che possa esistere con un grado di indipendenza dalle referenze visuali nel mondo; l’esigenza di questa arte è di negare la rappresentazione della realtà per esaltare i propri sentimenti attraverso forme, linee e colori.
L’arte figurativa, invece, a differenza dell’arte astratta, riguarda la rappresentazione di immagini riconoscibili del mondo intorno a noi, a volte fedeli e accurate, a volte più distorte.

Un primo tentativo di studiare come il nostro cervello risponde all’arte figurativa avvenne a cavallo fra il diciannovesimo e il ventesimo secolo da parte di Alois Riegl, Ernst Kris ed Ernst Gombrich, i quali volevano rendere la storia dell’arte una disciplina scientifica, fondata su principi psicologici.
Il risultato di questo tentativo fu la consacrazione di un aspetto psicologico in passato ignorato: “il coinvolgimento dell’osservatore“, ossia la presa di coscienza che l’arte è incompleta senza il coinvolgimento percettivo ed emotivo dell’osservatore.
L’ambiguità delle opere inizia ad emergere con un ruolo decisivo; l’osservatore infatti risponde a questa ambiguità sulla base delle proprie esperienze e dei propri conflitti. Il processo creativo si fa sempre più interpretativo.
Poichè l’entità del contributo dell’osservatore dipende dal livello di ambiguità nell’immagine, un’ opera d’arte astratta, in cui sono assenti riferimenti a forme identificabili, verosimilmente richiede alla fantasia dell’osservatore un impegno maggiore di quanto faccia un’opera figurativa.

Henri Matisse - La lumaca
Henri Matisse – La lumaca 1953

Dopo aver parlato di ambiguità, è necessario considerare un aspetto specifico delle opere moderne (e non solo) che le accomuna alla visione scientifica: il riduzionismo.
Kandel illustra quanto il riduzionismo, inteso come la distillazione di concetti scientifici o estetici più ampi in componenti più piccole e più comprensibili, sia stato usato sia da scienziati che artisti per perseguire le loro rispettive verità.

Alcuni artisti moderni, tra i quali Kandinsky, che nelle sue teorie ha analizzato i componenti primari di ogni forma e Magritte, considerato da molti un neuroesteta, avevano già compreso l’importanza del cervello, delle sue connessioni e dei suoi processi, in particolar modo la memoria e l’apprendimento.
Nel suo libro invece Kandel, attingendo al proprio lavoro vincitore del premio Nobel nel 2000, rivela proprio le basi neurobiologiche dell’apprendimento e della memoria nelle lumache di mare per far luce sul complesso funzionamento dei processi mentali degli animali superiori.
Al centro del libro c’è un’elegante spiegazione del contributo del riduzionismo nell’evoluzione dell’arte moderna e del suo ruolo all’interno del cambiamento monumentale nella prospettiva artistica. Il riduzionismo ha infatti guidato la transizione dall’arte figurativa alle prime esplorazioni di arte astratta riflesse nelle opere di Turner, Monet, Kandinsky, Schoenberg e Mondrian. Kandel spiega come, nell’era postbellica, Pollock, de Kooning, Rothko, Louis, Turrell e Flavin adottassero un approccio riduzionista per arrivare al loro espressionismo astratto.

Kandel mostra come questo approccio riduttivo, applicato al puzzle più complesso del nostro tempo, ossia il cervello, sia stato impiegato da artisti moderni per distillare il loro mondo soggettivo in colori, forme e luci. Kandel dimostra attraverso le funzioni cognitive tipo bottom-up (tipiche dell’arte figurativa) e top-down (tipiche dell’arte astratta) come la scienza può esplorare le complessità della percezione umana e aiutarci a percepire, apprezzare e comprendere le grandi opere d’arte.

Una delle parti più  interessanti del libro a mio avviso,  è proprio la discussione sull’elaborazione delle informazioni dal basso verso l’alto (bottom-up) e dall’alto verso il basso (top-down) del sistema nervoso.
L’informazione bottom-up è fornita dalle computazioni che sono implementate nei circuiti del nostro cervello e sono governate da regole universali presenti nel nostro cervello fin dalla nascita e che ci permettono di estrarre gli elementi chiave delle immagini, come i contorni, le intersezioni, le linee e i punti di congiunzione. Queste regole vengono da noi utilizzate per discernere oggetti, persone e volti, per accertare la loro collocazione nello spazio (prospettiva), per ridurre l’ambiguità e come risultato, il sistema visivo di ogni persona estrae dall’ambiente praticamente la stessa informazione essenziale.
L’informazione top-down si riferisce invece all’influenza esercitata dalle funzioni mentali e cognitive di ordine superiore come l’attenzione, le aspettative, e le associazioni visive apprese. Dato che l’informazione bottom-up non può decifrare tutta l’informazione ambigua che riceviamo dai nostri sensi, il cervello deve impegnarsi in un’elaborazione top-down per risolvere le ambiguità che restano. Dobbiamo perciò, intuire il senso dell’immagine di fronte a noi sulla base della nostra esperienza e facciamo ciò proprio grazie all’elaborazione top-down, che colloca l’immagine in un contesto psicologico personale, sopprimendo quelle componenti della scena visiva che inconsciamente riteniamo irrilevanti, trasmettendo di conseguenza, significati diversi e soggettivi alle persone (Gilbert, 2013; Albright, 2013).
Di fronte ad ogni immagine che vediamo, noi ci portiamo dietro questa conoscenza, di fronte ad un’ opera astratta in particolare, mettiamo quest’ultima in relazione con la nostra esperienza del mondo fisico, dalle persone che abbiamo visto e conosciuto, agli ambienti in cui siamo stati, fino ai ricordi di altre opere d’arte in cui ci siamo imbattuti.

Quando ci si confronta un’opera d’arte astratta, il sistema nervoso dello spettatore è sfidato a funzionare in un modo nuovo per comprendere queste nuove informazioni attraverso le propria lente. Questo può certamente essere frustrante – apparentemente impossibile con alcune opere d’arte, ma come nella maggioranza delle situazioni, il sistema nervoso può apprendere grazie all’ esposizione ripetuta e beneficiare del tutoraggio di chi è più esperto.
Kandel è estremamente abile nello spiegare le connessioni apparentemente improbabili, tra le scoperte nella comprensione del nostro sistema nervoso e il modo in cui percepiamo e reagiamo a ciò che ci circonda, e in particolar modo come gli artisti si sono adattati e si sono evoluti per coinvolgere il pubblico in modi nuovi e provocatori.
Nel libro “Arte e neuroscienze: le due culture a confronto“, l’utilità degli approcci riduzionisti sia per le scienze neurali che per la creazione di arte visiva è ben documentata in ogni capitolo. Kandel attinge alla propria ricerca utilizzando sistemi più semplici con cui spiegare i processi fondamentali di apprendimento e memoria e, con la sua conoscenza dell’arte porta il lettore in un viaggio attraverso i secoli in cui queste due discipline si sono abbracciate per la prima volta.