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PMI, perchè internazionalizzarsi?

Lo scenario economico attuale, in cui la globalizzazione ha consentito drastiche riduzioni degli ostacoli al commercio, di costi di trasporto, comunicazione e informazione, ha aperto enormi opportunità per le imprese che intendono inserirsi in nuovi mercati.

Tuttavia molte piccole imprese (PMI) incontrano ancora delle difficoltà nell’ampliamento delle loro attività oltre i confini nazionali; esse dipendono tuttora in gran parte dal loro mercato interno. Gli studi hanno già dimostrato il rapporto diretto tra l’internazionalizzazione e l’aumento della redditività delle PMI: l’internazionalizzazione proattiva rafforza la crescita, aumenta la competitività e sostiene la capacità delle imprese di sopravvivere nel lungo periodo.

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Le nuove opportunità delle ICT e dell’e-commerce nei processi iniziali di internazionalizzazione delle PMI abruzzesi

internazionalizzazione pmi

Il percorso di democratizzazione dell’export della piccola impresa è stato possibile grazie alle nuove ICT, che ha consentito alle imprese di ottenere abbondanti e preziose informazioni circa i mercati, di ridurre le barriere di accesso ai mercati internazionali, costi e tempi.

Oggi una platea sempre più ampia prova la strada dell’export e spesso sono proprio le piccole e micro imprese a provarla, perché si sono finalmente rese conto della necessità di proiettarsi verso l’estero data una realtà locale asfittica.

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La società postmoderna

Sono stati pochi i termini di cui negli ultimi anni si è così tanto parlato e a volte abusato quanto “postmoderno“, “postmodernismo“, “postmodernista“.

Il pensiero postmoderno ha abbracciato tutti i campi del nostro secolo: dall’architettura, alla geografia, la, storia, la psicologia, la sociologia, l’antropologia, la giurisprudenza e ovviamente l’economia.

Ma che cos’è questa nuova visione postomoderna? E  quali cambiamenti ha portato nella società?

Secondo gli esponenti più notevoli, il postmodernismo “filosofico” risulta dallo ‘scetticismo verso le metanarrazioni o qualunque cosa definisca l’idea di una spiegazione onnicomprensiva  e totalizzante; dall’eterotopia, ovvero la connessione con diversi spazi che neutralizza o inverte l’insieme dei rapporti da essi stessi designati‘.

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Il consumatore postmoderno

“La forza propulsiva dell’attività del consumatore non è una gamma di bisogni specifici, bensì il desiderio: un fenomeno molto più etereo ed effimero, sfuggente e volubile ed essenzialmente non referenziale: un impulso autogenerato ed autoperpetuato che non richiede alcuna scusante o giustificazione né in termine di fine né di causa”. (Fabris, 2009)

Nella società occidentale e in quelle più sviluppate del globo, i bisogni, intesi come induttori antecedenti al consumo, hanno ormai sempre più ceduto terreno ai desideri, i quali, risultano essere sempre più simbioticamente legati  alla ricerca di esperienza.

Ebbene, anche per quanto riguarda i beni di mercato, il nuovo consumatore può definirsi un “sensation seekers” che vi si rapporta in termini polisensoriali. Il consumo stesso si carica oggi di nuovi significati simbolici e può svolgere funzioni che esulano dai valori d’uso. Quello che importa non è tanto la simbologia di status che il consumo può produrre, quanto l’accesso a mondi vitali, fattori di appartenenza e il suo qualificarsi come dimensione ludica, spesso etica (Fabris, 2009).

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